il tè della sera

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Blog di attualità, satira e segnalazioni.
  • October 1, 2010 6:34 pm

    E poi ti accorgi che non te ne frega più niente

    Ci potrebbe stare un post sulle notevoli doti del Berlusconi-barzellettiere, che se un giorno bacia le pantofole al Papa portando in piazza una battaglia sulla vita ispirata al più bieco fondamentalismo, un altro giorno (o lo stesso) conclude con un bel bestemmione una battuta su Rosy Bindi.

    Poi uno pensa che no, meglio di no, gli siamo andati troppo dietro ormai, tutte le contraddizioni dell’ateo-devoto-bestemmiatore-puttaniere eccetera sono ormai alla luce del sole, per chi le voglia vedere.

    Molti, me compreso, hanno insistito su questa linea della verità-a-tutti-i-costi, del voler rivelare il lato di B. che altri non riuscivano a vedere, o forse più probabilmente non volevano vedere. Che cosa ci ha spinto a farlo? Me lo chiedo spesso.

    A me sembra che in parecchi abbiamo vissuto come una sorta di revival dell’Illuminismo: ci siamo fatti tentare dall’idea che con una certa dose di pazienza e buona volontà, informando e persuadendo, sarebbe stato possibile far sì che “la gente” aprisse gli occhi. Io lo ammetto, ci ho creduto per un po’. E non tanto per presunzione intellettuale. C’è tanta gente più in gamba di me, in fondo, che diritto ho io di attribuirmi una funzione pedagogica? Che diritto ho di considerarmi più intelligente della massa? Poi però uno vede che il 55% degli italiani non ha mai neppure sentito parlare di Denis Verdini, e allora un po’ ci ripensa.

    Ma le cose non vanno così. Non è mai andata così, la storia ce lo insegna. La pedagogia di massa funziona solo in senso totalitario. Una pedagogia democratica di massa non è semplicemente mai esistita. Nessuno è mai riuscito a insegnare a un popolo ad essere libero, critico. Al più gli si può insegnare il cinismo indiscriminato.

    E poi se dopo così tanti anni vedi che anche le forme che consideravi di “resistenza”, le espressioni di protesta e senso civico, vengono strumentalizzate (vedi il fiorire delle raccolte di firme, la banalità dei populismi di segno opposto), quando vedi che sono sempre di più quelle persone di cui hai stima che cadono vittima del manicheismo o del qualunquismo, cominci a sentirti addosso un po’ di stanchezza. Anche la rete, la tanto osannata rete, mi sembra sempre più in preda a quel fenomeno chiamato “slacktivism”, che io tradurrei come “sciattivismo”, una forma di protesta sempre più blanda, sempre più pigra, che nella gran parte dei casi si limita semplicemente a far girare petizioni su Facebook. Non so più quante ne ho fatte girare, prima che mi venisse la nausea.

    Resta la soddisfazione di sapere che non riescono a prenderti per il culo. E del resto comincia a non fregartene più.